Il dono della solitudine è stato pubblicato su Lei Style di febbraio 2023.
C’è un luogo selvaggio e segreto dentro di noi, che possiamo imparare ad abitare, vincendo timori e avversioni, dove cercare l’intimità e i confini di noi stessi.
Nella solitudine abitiamo la preziosa vicinanza al nostro cuore intimo e selvaggio. Non parlo della solitudine come condizione di derelizione e abbandono disperato, ma di una solitudine fisiologica e produttiva, che troppo spesso la società non insegna a valorizzare. Perché teme la libertà che da essa brilla. E così, essere soli è scambiato per essere sofferenti. Eppure nella solitudine hanno modo di apparire senza imbarazzo, stupido bavaglio sociale, il nostro corpo indifeso e la nostra mente fluida, e in segreto, la combinazione sconosciuta che noi siamo. Nella nostra selvaticità – intimità non addomesticata – e segretezza, gli strani abitanti sono i ricordi e i desideri, che increspano le nostre superfici come fantasmatici soffi di vento o come atterramenti improvvisi. A volte invece nella viscosità della solitudine emergono tanti particolari, che è più facile isolare perché si muovono lentamente. Ci addentriamo nel fitto del nostro cuore selvaggio, non senza un terrore iniziale. Qui tutto è sovrapposto, rigogliosamente in disordine e densità. E non appena ci abituiamo al chiarore torbido del nostro centro, la solitudine scompare. Ancora di più – la amiamo – e grazie a questo, amiamo gli altri, e gli altri arrivano ad amarci. L’amore non è a costo di, ma grazie a noi stessi. Che impariamo, nel nostro luogo selvaggio, a guardarci con occhi da naturalisti,
a scorgere oggetti curiosi, raccoglierli, disegnarli e classificarli con perizia, come Kya in La ragazza della palude, romanzo di Delia Owens e film di Olivia Newman (2022). Lasciamo allora che il selvaggio in noi ci possa abbracciare, maritiamoci a noi stessi, come la vite selvatica si avvinghia a un albero – acero, pioppo, olmo, ulivo o albero da frutto – per raggiungere il più possibile la luce.
Così gli antichi ottenevano il vino, da un misterioso sposalizio tra il selvaggio e l’addomesticato.