L’appel du vide avrebbe dovuto essere pubblicato su Lei Style di giugno 2023. Ma il numero non è mai uscito in edicola.
Ci accadono esperienze che ci conducono davanti a uno strano vuoto, dove tuttavia è possibile, per un incantesimo di bellezza, riposizionarci al centro delle nostre stesse vite.
Può capitare di essere privati improvvisamente, o dopo un lungo percorso, di qualcosa o di qualcuno. Una condizione, una persona, un animale. Se stessi. E smarrirsi. Non riuscire a trovare la strada, o non ricordarsela, sentirsi persi. Disorientarsi in una lunga ed estesa pianura, che ci proietta a perdita d’occhio. Polverosa, spalancata e spaesante. Con lei scolorire, stingersi.
Perdersi d’animo, e persino confondersi. Non avere più nulla. Disarmarsi. Ma proprio in questo non aver più armi per ferire o difendere, fermarsi di sorpresa a godere di tutta la bellezza e il dolore della vita. E finemente, mettere in atto quello che al fondo di noi è rimasto, come quando nell’armadio non ci sono vestiti nuovi, ma il fondo di un cassetto rivela un paio di calze dimenticate, o la maglia di un tempo passato. E allora, guardando quello che è abbandonato, sentiamo germogliare in noi un fiore immaginario nel deserto. Fino a quando la perdita della perdita non diviene un eterno bosco di felci. La perdita della perdita significa aver superato la paura per lo smarrimento. Ogni ritorno alla vita ci fa esistere di nuovo nella stessa pelle. Come quando torniamo – in sogno o nella veglia – alla casa dove un tempo abbiamo vissuto. Ciò che ci tiene insieme è il nostro sguardo, come lo sguardo di Fern in Nomadland, dalla cucina della sua casa disabitata, verso le montagne del Nevada, lontane all’orizzonte. Da questo luogo spopolato, da questo incanto, sentiamo il richiamo magnetico alla vita: l’appel du vide – la voce del vuoto – ci conduce fuori del vuoto.
È la vita che ci chiama, incantatrice nella bellezza e nel dolore.
Esercitiamoci spesso a perdere la strada. Per rispondere al richiamo del deserto o del vuoto. Ma dove sappiamo che non ci perderemo davvero, per esempio quando siamo in città. Cosicché perdersi possa assomigliare soltanto a un gioco.