L’artista. Su LeiStyle di luglio 2022.
Vivere con un artista non è facile. Non è nemmeno sempre possibile. È dimentico di sé, del mondo, e quando crea, nel suo abbandono vorticano tutti coloro che gli stanno attorno. Oscuro e trascinante, l’uomo che tutte le donne desiderano. Orfeo, che quando canta e suona mette in risonanza piante e pietre, tutto ciò che è immobile, si volge al movimento. L’artista viene amato per
ciò che fa, per le sue opere, per le emozioni che esse suscitano, più che per se stesso. Per la bellezza che insegue e l’ordine che è capace di far splendere sulle cose. Percorre una traiettoria
che gli è ignota, ed è solo a farlo. Non porta nessuno con sé lungo questo sentiero pietroso, a dorso di mulo. Ha bisogno di cibo frugale, di dissetarsi senza pretese, riposarsi quando i suoi sensi
sono allo stremo. La sua musa si prenda cura di lui, ninfa incantevole, che genera poesia. Lui le chiede devozione, ma soprattutto gentilezza. È Marianne per Leonard Cohen nell’isola greca di
Idra, dove lui giovane inquieto cerca i propri confini di artista, e trova i giorni della gentilezza. Con Marianne, che si lascia guardare addormentata nel pomeriggio assolato, nel commovente film
documentario “Marianne e Leonard. Parole d’amore” di Nick Broomfield, del 2019.
Cos’è un’isola? È darsi confini, misurarsi attraverso un periplo marino, una navigazione tutta attorno. A cosa serve un’isola? A superarsi. A partire. L’artista se ne va, lascia la sua musa e lei resta, e si sente come pulviscolo luminescente, quello che al mattino, dopo la notte, filtra dalle
persiane. Un sorso di Albarola mi attraversa con la sua sapidità di mare, abituata alle rocce. Ma ad un tratto il suo frutto si spalanca solare nel gusto: è ampio, molto più pieno di ciò che mi aspettassi. E così Marianne, molto più bionda e potente di qualunque opera.